top of page

Non dobbiamo essere tutti amici

Immagine del redattore: Coachtree Andrea Cenni
Coachtree Andrea Cenni
19 set
Tempo di lettura: 2 min

Questa è forse la parte più liberatoria.

Per collaborare non dobbiamo necessariamente diventare amici.

Non dobbiamo frequentarci nel tempo libero, condividere ogni opinione o avere lo stesso carattere. Non dobbiamo nemmeno piacerci sempre.

Una squadra matura non si basa sull’obbligo di volersi bene. Si basa sulla capacità di riconoscersi come parti dello stesso processo.

La pallavolista va in copertura anche se quella mattina ha discusso con la schiacciatrice. Lo fa perché la palla non è interessata alle loro simpatie personali. Il gioco richiede quella posizione e quella responsabilità.

La collaborazione professionale comincia proprio qui: quando riusciamo a fare ciò che serve al gruppo anche senza una gratificazione affettiva immediata.

Questo non rende i rapporti freddi. Al contrario, li rende più solidi.

L’amicizia può nascere e può essere bellissima, ma non è più costretta a sostenere da sola tutto il peso della cooperazione. A tenerci uniti sono anche uno scopo comprensibile, regole condivise e responsabilità reciproche.

Essere virtuosi perché serve 🌱

Siamo abituati a considerare alcuni comportamenti come qualità morali:

  • aiutare;

  • condividere;

  • ascoltare;

  • dire la verità;

  • ammettere un errore;

  • prendersi cura degli altri.

Ed effettivamente lo sono.

Ma all’interno di una comunità questi comportamenti possiedono anche un valore pratico.

Condividere un’informazione evita un errore.Ammettere una difficoltà permette di intervenire in tempo.Ascoltare chi lavora sul campo migliora le decisioni.Aiutare un collega protegge la continuità del processo.Riconoscere il merito alimenta la fiducia.Dire la verità impedisce che un piccolo problema diventi una crisi.

La virtù non è più soltanto “essere buoni”. Diventa saper partecipare bene.

Una persona affidabile non è utile al gruppo perché possiede un’aureola. È utile perché gli altri possono organizzare le proprie azioni contando sulla sua parola.

Una persona generosa non è importante soltanto perché offre qualcosa. È importante perché fa circolare conoscenze, opportunità ed energie che altrimenti rimarrebbero ferme.

Una persona responsabile non è quella che non sbaglia mai. È quella che rende visibile l’errore abbastanza presto da permettere alla squadra di recuperare la palla.


Ciò che non viene riconosciuto tende a scomparire 👀

C’è poi una questione molto concreta: che cosa premiamo?

Se diciamo che la collaborazione è importante, ma promuoviamo soltanto chi raggiunge risultati individuali, stiamo insegnando che la squadra è una bella parola e la competizione interna è la vera regola.

Se elogiamo chi risolve un’emergenza, ma ignoriamo chi ha lavorato silenziosamente per evitare dieci emergenze, stiamo incoraggiando l’eroismo e scoraggiando la prevenzione.

Se premiamo chi consegna per primo, senza chiederci quanti problemi abbia lasciato a chi viene dopo, stiamo valutando un frammento e non il processo.

Dovremmo imparare a riconoscere anche chi:

  • mette gli altri nelle condizioni di lavorare bene;

  • condivide ciò che sa;

  • segnala un rischio prima che diventi un danno;

  • interviene in uno spazio rimasto scoperto;

  • chiede aiuto al momento giusto;

  • rende il gruppo meno dipendente dalla propria presenza;

  • costruisce fiducia senza cercare continuamente visibilità.

In altre parole, dovremmo imparare a vedere chi va in copertura, non soltanto chi schiaccia. 🏐

 
 
 

Commenti


©2020 di Coachtree Allenamento Mentale Sportivo. Creato con Wix.com

bottom of page