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Cortona è davvero “vuota”? Prima delle opinioni, guardiamo i fatti

Immagine del redattore: Coachtree Andrea Cenni
Coachtree Andrea Cenni
16 ago
Tempo di lettura: 8 min

Capita spesso, soprattutto nei piccoli centri, di ascoltare frasi come: «Non c’è più nessuno», «Una volta Cortona era piena», «Non fanno più niente», «Negli anni Novanta era tutta un’altra cosa»; senza il parlare (o lo straparlare) in funzione di gusti, sensazioni o ideologia "partitica".

Certo sono osservazioni che non vanno liquidate con superficialità. Dietro una percezione può esserci una parte di verità, ma a volte mi viene da dire: "che due..."


Ma non diciamo nulla.


Nel mio contesto sportivo c'è tanto risalto alla percezione, alla sensazione, (che il più delle volte è sbagliata) che è concausa del fallimento. Non si può dire ad un atleta "devi migliorare" (Grazie mò me lo segno ...)senza magari specificare in cosa... o abbiamo "giocato da schifo" senza avere dei dettagli chiari su cosa è stato fatto di errato. Se un atleta su 10 battute in allenamento ne "mette dentro" 5 dobbiamo comunque aspettarci che in partita possa avere una % di errore e che quella battuta decisiva possa anche sbagliarla, ma torniamo al punto.


Chi ha vissuto Cortona negli anni Novanta e nei primi Duemila ricorda certamente una città diversa: tanti giovani nelle vie del centro, gli studenti americani molto visibili, locali frequentati fino a tardi e una capacità del centro storico di richiamare la sera persone provenienti anche da Camucia, Castiglion Fiorentino, Foiano, dal Trasimeno e dagli altri territori circostanti.

Quella Cortona esisteva e quella memoria collettiva ha un suo valore.

Ma c’è una differenza importante tra dire «la sera c'è meno vita nelle strade rispetto a trent’anni fa» e sostenere che «Cortona è morta» oppure «non viene fatto più niente».

Perché quando dalle impressioni si passa ai dati, il quadro diventa decisamente più complesso.


IL TURISMO NON È SCOMPARSO: STA CAMBIANDO

I dati disponibili relativi al 2025 mostrano innanzitutto una trasformazione rispetto al 2024.

Un dato balza agli occhi come negativo che gli indicatori hanno registrato: circa 10.000 pernottamenti in meno, con una permanenza media di 2,4 giorni.


Contemporaneamente, però, le presenze straniere sono aumentate del 2,7%, producendo circa 7.000 pernottamenti in più, con una permanenza media di ben 5,4 giorni.

È cresciuto inoltre il numero delle locazioni turistiche, con circa 30 strutture in più.

Bisogna anche ricordare che gli stessi dati 2025 presentavano alcuni limiti di rilevazione e che quindi vanno interpretati con prudenza.

Per il 2026, mentre scrivo, siamo ancora ad agosto e non disponiamo di un consuntivo annuale confrontabile con il 2024 e il 2025. Sarebbe quindi scorretto scrivere oggi che il turismo 2026 è aumentato o diminuito di una determinata percentuale.

Quello che possiamo affermare è che, sulla base dei dati finora disponibili, non emerge una prova di un crollo strutturale del turismo cortonese.

Emerge sopratutto una trasformazione del modo di vivere la destinazione.


PIÙ TURISMO NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE PIÙ GENTE IN STRADA LA SERA

Qui probabilmente nasce una parte della percezione dei cittadini.

Possiamo avere una Cortona turisticamente attrattiva e, contemporaneamente, vedere meno persone passeggiare alle 23 in via Nazionale rispetto agli anni Novanta.

Le due cose non sono in contraddizione.

Il turista contemporaneo può visitare Cortona durante il giorno, entrare in un museo, partecipare a una mostra, fare un aperitivo, cenare e successivamente rientrare nell’agriturismo, nella casa vacanze o nella struttura ricettiva situata fuori dal centro storico.

Trent’anni fa la funzione sociale del centro era differente.


Il centro non era soltanto un luogo turistico: era anche luogo di ritrovo.

Gli studenti stranieri, i ragazzi cortonesi e quelli provenienti dai comuni limitrofi contribuivano a creare un meccanismo quasi spontaneo:

persone che attiravano altre persone.


I locali generavano movimento, il movimento rendeva Cortona interessante e quella vitalità richiamava altra gente.

È quindi perfettamente possibile che la percezione di una minore vitalità serale sia corretta senza che questo significhi automaticamente una crisi turistica.


«A CORTONA NON FANNO NIENTE»? GUARDIAMO COSA C’È DAVVERO



Prendiamo soltanto l’estate 2026.

Dal 5 luglio Cortona ospita la grande mostra “Gino Severini. Modernità come dialogo”, dedicata a uno degli artisti cortonesi di maggiore rilievo internazionale, con opere provenienti anche da importanti collezioni e istituzioni museali.

Dal 16 luglio è tornato Cortona On The Move, festival internazionale di fotografia contemporanea ormai conosciuto ben oltre i confini locali.

L’edizione 2026 propone oltre trenta mostre insieme a incontri, talk, letture portfolio, visite con gli autori, performance e altre iniziative.

Per comprenderne la dimensione basta guardare l’edizione precedente: nel 2025 il festival aveva dichiarato oltre 27.000 visitatori, circa 160 giornalisti accreditati italiani e stranieri e più di 450 uscite sui media fra stampa, web, radio e televisione.

Non stiamo quindi parlando di una manifestazione esclusivamente locale.

Durante questa stessa estate troviamo inoltre il Cortona Piano Festival, il Teatro Archeologico Festival, spettacoli dedicati all’Odissea, mostre, concerti, il Festival Europeo di Musica e Danza Popolare e, alla fine di agosto, la storica Cortonantiquaria, giunta alla sua 64ª edizione.


A tutto questo dobbiamo aggiungere l’attività ordinaria del MAEC, i luoghi culturali, le iniziative delle associazioni e numerosi appuntamenti più piccoli che inevitabilmente ricevono una visibilità inferiore.

Possiamo discutere sulla qualità di ciascuna iniziativa.

Possiamo dire:

«Questa mostra non mi interessa.»

«Quel concerto non mi piace.»

«Vorrei maggiori iniziative per i giovani.»

«Vorrei più musica e locali aperti la sera.»

Tutto legittimo.

Ma è molto diverso dall’affermare che non viene fatto niente.


E NON È SOLTANTO IL COMUNE

C’è poi un aspetto che nelle discussioni politiche viene dimenticato troppo facilmente.

Una città culturalmente viva non viene costruita esclusivamente dal sindaco o dall’assessore di turno.

Dietro un calendario di questa portata troviamo associazioni culturali, volontari, operatori turistici, commercianti, istituzioni museali, fondazioni, organizzatori, sponsor, artisti, professionisti, università, cittadini e naturalmente l’Amministrazione comunale e gli altri enti pubblici.


È una rete.

E credo che questa rete meriti un riconoscimento indipendentemente dal colore politico di chi governa Cortona oggi, di chi l’ha governata ieri o di chi la governerà domani.

Quando qualcosa funziona e produce valore per il territorio, il risultato appartiene alla comunità.

ANCHE LE UNIVERSITÀ STRANIERE NON SONO SCOMPARSE

Un altro elemento frequentemente citato riguarda gli studenti americani.

La University of Georgia è presente a Cortona dal 1970.

In oltre mezzo secolo il programma cortonese ha coinvolto migliaia di studenti e continua ancora oggi.

Nel giugno 2026 il Comune ha accolto un gruppo di oltre 80 studenti americani, accompagnati da docenti e personale universitario.

Esistono inoltre programmi primaverili, estivi e autunnali.

Anche il rapporto con la University of Alberta, in Canada, è proseguito negli anni: nel 2024 sono stati celebrati i 25 anni di collaborazione con Cortona, un rapporto che ha coinvolto nel tempo circa 1.500 studenti.

Dunque anche qui dobbiamo distinguere tra percezione e realtà.

Gli studenti stranieri non sono scomparsi.

Ciò che può essere cambiato è il loro peso nella vita sociale della città e, soprattutto, il modo in cui vivono Cortona rispetto agli studenti di trenta o quarant’anni fa.

Ed è una differenza sostanziale.


CORTONA NON È UN’ISOLA

Un’altra cosa emerge osservando i comuni vicini.

Nell’estate 2026 Arezzo e la Valdichiana hanno prodotto un calendario culturale molto consistente.

Arezzo ha proposto Estate in Fortezza, Arezzo Smart Festival, Opera Seme, Moonlight Festival e numerosi concerti e spettacoli.

Monte San Savino ha ospitato un festival internazionale di musica classica e una mostra di arte contemporanea.

Castiglion Fiorentino ha puntato anche sul cinema e sugli eventi estivi.

Foiano, Lucignano, Civitella e Marciano sono stati coinvolti, con modalità differenti, nel circuito del Festival delle Musiche e in altri programmi locali.

Questo significa che Cortona oggi compete all’interno di un territorio che offre molte più occasioni rispetto a trent’anni fa.

Anche questo modifica i comportamenti.

Negli anni Novanta poteva essere normale che un ragazzo di un comune vicino scegliesse Cortona perché rappresentava uno dei principali luoghi di aggregazione della zona.

Oggi le alternative sono molte di più.


ALLORA VA TUTTO BENE?

Ni.

E sarebbe altrettanto sbagliato utilizzare questi dati per sostenere che non esista alcun problema.

La domanda interessante non è:

«Cortona è morta?»

La domanda interessante è:

«Come possiamo trasformare la grande capacità attrattiva culturale e turistica di Cortona in una maggiore vitalità quotidiana e serale del centro storico?»


Questa è una questione completamente diversa.

Significa interrogarsi sui giovani, sui locali, sugli orari, sulla mobilità, sui parcheggi, sui collegamenti con Camucia e le frazioni, sulla residenzialità del centro, sulle attività commerciali e sulla capacità di trasformare il visitatore in una persona che abbia voglia di fermarsi.

Ed è probabilmente qui che amministrazione, associazioni, commercianti e cittadini possono ancora lavorare molto. Perchè non promuovere nelle vie del centro storico una settimana del Jazz, o il mercoledì del Jazz o ... con gruppi (anche locali) che possono allietare gli aperitivi, le cene e altro...?

CRITICARE È LEGITTIMO. MA PRIMA BISOGNA CONOSCERE

La critica è fondamentale in una comunità.

Anzi, spesso è proprio dalla critica che nascono idee migliori.

Ma c’è una grande differenza fra una critica basata sui fatti e la classica chiacchiera da paese:

«Non c’è più nessuno.»

«Non fanno niente.»

«Una volta sì che Cortona funzionava.»

"Oggi non sono capaci a nulla."

"Non ci sono le teste"...

La nostalgia è comprensibile, ma non può diventare uno strumento statistico.

I dati non ci dicono che tutto vada bene.


Ci dicono però che Cortona continua ad avere turismo internazionale, università straniere, musei, fotografia di livello internazionale, antiquariato, musica, teatro, mostre e una società civile e associativa estremamente attiva.

Possiamo chiedere di più.

Soprattutto possiamo chiederci come riportare maggiormente le persone nelle strade, i giovani nel centro e la socialità nelle piazze anche dopo cena.

Ma questo è molto diverso dal sostenere che Cortona non faccia nulla.

Forse dovremmo recuperare una buona abitudine anche nelle discussioni di paese:

prima osservare, poi verificare, infine criticare.

Perché le percezioni ci raccontano come ricordiamo e come vediamo una città.

I dati ci aiutano invece a capire come quella città sta realmente cambiando.

E riconoscere il lavoro di chi, nel pubblico, nel privato e nell’associazionismo, continua ogni giorno a costruire opportunità.

Significa semplicemente dare merito a una comunità che, con tutti i suoi problemi, continua a lavorare per rimanere viva, attrattiva e conosciuta ben oltre i propri confini.



DATI RISCONTRABILI:

C’è poi una fonte che terrei come riferimento statistico generale, perché contiene sia il 2024 sia il 2025 e permette di evitare discussioni basate sulle impressioni:



 
 
 

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