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Perché le parole dei genitori contano

  • Immagine del redattore: Coachtree Andrea Cenni
    Coachtree Andrea Cenni
  • 21 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Tutti i genitori vogliono che il proprio figlio cresca sereno, fiducioso e capace di

raggiungere i suoi obiettivi.




Quando l’incoraggiamento diventa pressione (e come evitarlo)



Nel desiderio di spingere un figlio a dare il meglio a scuola o nella vita di tutti i giorni, può capitare di forzare troppo la mano senza volerlo. Frasi ripetute con buone intenzioni – come “Devi impegnarti di più” o “Così non farai strada”– rischiano di creare l’effetto contrario: aumentano il peso emotivo, generano ansia e minano la fiducia.



Parole che sostengono davvero



  • “Sono certo che hai le capacità per farcela”

    Trasmette fiducia reale e non giudizio.

  • “Vedo i tuoi miglioramenti, passo dopo passo”

    Valorizza il percorso, anche se non è perfetto.

  • “Apprezzo molto il tuo impegno”

    Sposta l’attenzione dallo “status” (voto, risultato) allo sforzo.

  • “Come vivi questa situazione?”

    Invita al dialogo e all’ascolto reciproco.

  • “Preferisci provarci da solo o vuoi che ti aiuti?”

    Offri supporto senza togliere autonomia.




Frasi che è meglio evitare



  • “Non fai abbastanza”

    Suona come un giudizio personale.

  • “Alla mia età era diverso…”

    Ogni generazione affronta sfide proprie; il confronto demoralizza.

  • “Senza studiare non combinerai nulla”

    Infonde paura, non motivazione.

  • “Te l’avevo detto”

    Blocca la voglia di riprovare e genera vergogna.





Costruire l’autostima un passo alla volta



  • Ascolta prima di proporre soluzioni.

    Se esprime dubbi o frustrazioni, fagli capire che ciò che sente ha valore.

  • Aiutalo a cambiare prospettiva.

    Se dice “Non sono capace”, rispondi con “Forse ora è difficile, ma puoi migliorare”.

  • Festeggiate i piccoli traguardi.

    Anche una minima conquista – iniziare a studiare da solo o superare un compito duro – merita riconoscimento.

  • Lascia spazio alle sue decisioni.

    L’autonomia nasce dall’esperienza, non dal controllo costante.



Motivare non significa fare il “coach della vita”, ma essere una presenza stabile, che crede in lui anche nei giorni storti. Le parole di oggi sono semi che un domani diventeranno sicurezza.




Come parlare con un adolescente senza trasformare ogni dialogo in un conflitto



Conversare con un adolescente a volte sembra una missione impossibile: ogni frase può essere fraintesa, ogni consiglio può scatenare una reazione imprevista. Ma il conflitto continuo non è inevitabile.



La base di tutto: ascoltare davvero



Quando tuo figlio è sotto pressione – esami, relazioni, aspettative – può percepire qualunque osservazione come un attacco.

Riconoscere le emozioni è un gesto educativo enorme. Dire:

“Adesso sono troppo agitato per parlarne, ne riparliamo dopo”

insegna come gestire in modo maturo i momenti di tensione.




Ricostruire il dialogo: piccoli passi possibili



Se il rapporto è teso, comincia riducendo le aspettative. La fiducia non torna in un giorno, ma con costanza.


Prova con:


  • una battuta che sciolga l’atmosfera

  • la condivisione di un piccolo interesse

  • una cena tranquilla senza domande pressanti



Evita domande che sentono come interrogatori.

“Con chi eri?” può sembrare un controllo.

Meglio un aggancio emotivo:

“Quella canzone mi ha fatto pensare a te.”

“Mi piace passare un po’ di tempo insieme.”


Scegli anche il momento giusto: parlare quando è stanco o nervoso porta solo a conflitti inutili.




Quando la discussione si accende: come fermarsi in tempo



Alzare la voce non aiuta. Quando le emozioni salgono, il cervello entra in modalità difesa/attacco e non si ragiona più.


Se senti che stai perdendo la calma:


  • prendi qualche minuto per respirare

  • esci dalla stanza

  • bevi un bicchiere d’acqua



Questi gesti semplici riportano lucidità e mostrano un modello di gestione dei conflitti.


A volte il silenzio condiviso vale più di mille parole.




Quando tuo figlio non parla più: come non peggiorare la distanza



Il silenzio può spaventare, ma forzarlo a parlare peggiora solo la chiusura.

Molto meglio creare presenza senza invadenza.


Prova a stare insieme in modi neutri:


  • cucinare

  • guardare una serie

  • fare un giro in macchina



Spesso non è una chiusura definitiva: è una fase.

E, anche quando sembra distante, tuo figlio osserva tutto: la tua calma, la tua disponibilità, la tua continuità.

La porta si riapre quando si sente davvero al sicuro.

 
 
 

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