Il senso di colpa e di vergogna.
- Coachtree Andrea Cenni
- 27 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min
«Se non sostituiamo le nostre reazioni automatiche con altre più ponderate, non potremo mai affermare di possedere una vera libertà interiore».
In questo video ritrovo dei concetti che mi lusingano e che mi hanno accompagnato nella vita professionale. Ci tengo tantissimo a sottolineare questi aspetti ed oggi anche grazie all'aiuto della IA è possibile velocizzare le ricerche e l'approfondimento.
Lo scopo è sconfiggere l'approssimazione e dare supporto a chi, tutti i giorni, entra in campo con l'intento di far crescere i nostri giovani. Visto cosa sta accadendo oggi, sia nella pallavolo, che nel tennis sicuramente siamo in buone mani ma a volte non bisogna dare tutto per scontato. Ripetere l'ovvio è sempre un chiarimento.
Oggi, alla luce delle neuroscienze, della psicologia dello sport e dei modelli educativi moderni, gli esercizi punitivi dopo un errore tecnico (giri di campo, flessioni, scatti “di castigo”) o richiami urlati, rimproveri, imprecazioni sono considerati inefficaci, controproducenti e metodologicamente superati. A volte presi dalla trance agonisica (non solo) il nostro atteggiamento di educatori, allenatori e insegnanti instaura, senza volerlo, effetti negativi.
A cambiare la tua vita, non è l’errore di ieri, ma la scelta che fai adesso.
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IL DIRITTO DI/A COMMETTERE ERRORI
VS
VERGOGNA E SENSO DI COLPA
🔍 1. Perché gli esercizi punitivi erano usati (vecchia visione)
Storicamente si pensava che:
• punire l’errore aumentasse l’attenzione,
• creasse “disciplina”,
• generasse resilienza.
Oggi sappiamo che non è così.
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🧠 2. Cosa dicono le neuroscienze
👉 L’errore è una finestra di apprendimento, non un’occasione di punizione.
Il cervello, subito dopo un errore, entra in una fase di plasticità aumentata:
apprende più velocemente se riceve indicazioni chiare sull’azione corretta, non se viene punito.
👉 La punizione attiva il sistema di minaccia
Punire un errore con affaticamento fisico induce:
• stress,
• iperattivazione limbica,
• attivazione dell’asse cortisolo–adrenalina,
• paura di sbagliare.
Questo porta a:
• gioco più contratto,
• minor coraggio,
• riduzione della creatività,
• calo della decisione rapida (fondamentale in pallavolo).
👉 Il cervello impara per direzione, non per evitamento.
Se un allenatore punisce l’errore, l’atleta impara a:
• evitare il rischio,
• evitare l’errore,
• evitare l’allenatore.
Ma non impara il gesto corretto.
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💥 3. Effetti negativi degli esercizi punitivi
Dimostrati da psicologia dello sport e neuroscienze:
• aumentano la paura di sbagliare
• riducono la fiducia
• si associa l’errore a sofferenza fisica
• diminuisce la motivazione intrinseca
• peggiora la creatività e la qualità del gioco
• si rompe il rapporto di fiducia col coach
Per i giovani (Under 12–Under 18) i danni sono ancora maggiori:
• sensazione di inadeguatezza,
• ansia da prestazione,
• calo dell’autostima,
• abbandono sportivo precoce.
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🌱 4. Come viene visto oggi nel contesto federale
Nei contesti formativi moderni, incluse molte linee guida federali:
• l’errore non è punibile,
• il compito dell’allenatore è indirizzare, non intimidire,
• si guida l’atleta alla correzione attraverso compiti chiari,
• si sostituisce la punizione con soluzioni tecniche di ripetizione consapevole.
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🏐 5. Cosa si fa oggi al posto della punizione
Esempi efficaci (anche per la pallavolo):
• Ripetizione tecnica mirata al punto dell’errore
• Varianti dell’esercizio per rinforzare la percezione
• Micro-feedback sull’azione corretta
• Pause brevi per recuperare lucidità
• Indicazioni chiare: “questa volta spingi con la gamba interna”, “resta davanti col busto”, ecc.
Queste strategie:
• abbassano lo stress,
• migliorano l’apprendimento,
• aumentano la responsabilità individuale,
• creano squadra.
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Gli esercizi punitivi non migliorano la tecnica, peggiorano la prestazione e danneggiano il clima di squadra.
Le neuroscienze indicano chiaramente che l’apprendimento avviene attraverso la direzione dell’azione corretta, non attraverso la punizione dell’errore.
✅ Conclusione
Il principio non è “un’opinione personale di quello o altro allenatore”, ma un dato supportato dalle neuroscienze e dalla psicologia dello sport.
Ecco cosa dicono in modo molto chiaro:
✅ 1. Il cervello dopo un errore è in “modalità protezione”
Quando un atleta sbaglia, il sistema limbico attiva una piccola risposta di allerta.
Se in quel momento l’allenatore aggiunge richiamo negativo, l’attenzione dell’atleta si sposta su:
• paura di sbagliare,
• auto-giudizio,
• evitamento dell’errore.
👉 Questo riduce precisione, velocità decisionale e fiducia.
✅ 2. Il cervello apprende meglio se indirizzi l’azione corretta
Le neuroscienze mostrano che il cervello segue il principio “direction matters”:
l’attenzione va nella direzione in cui viene puntata.
Quindi se dici a un atleta:
• ❌ “Non buttarti indietro!” → il cervello processa comunque la rappresentazione dell’azione sbagliata.
• ✅ “Rimani avanti col busto e spingi sulla gamba destra” → costruisce subito la rappresentazione corretta.
👉 Questo facilita la correzione immediata e riduce il peso emotivo dell’errore.
✅ 3. Le neuroscienze dell’errore (Errore → Feedback → Correzione)
La ricerca parla chiaro:
• l’errore genera una finestra di plasticità molto breve;
• il cervello si riorganizza meglio se riceve informazioni su cosa fare, non su cosa evitare.
👉 È una dinamica neurofisiologica: il cervello non impara dal divieto, ma dalla direzione.
Il video completo dell'intervista






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