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La frustrazione

  • Immagine del redattore: Coachtree Andrea Cenni
    Coachtree Andrea Cenni
  • 21 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

La frustrazione: l’emozione scomoda che può diventare una risorsa



La frustrazione è una di quelle emozioni che “morde”: stringe lo stomaco, agita i pensieri e crea la sensazione di essere bloccati dentro qualcosa da cui non si riesce a uscire. Molti la vivono come un fastidio da zittire o cancellare, ma in realtà porta un messaggio preciso: qualcosa non sta funzionando più come dovrebbe.


Quando impariamo a non scappare dalla frustrazione ma a starci dentro con un po’ di coraggio, questa emozione diventa una bussola: ci mostra dove c’è un bisogno ignorato, un limite superato o un cambiamento necessario.




Da dove nasce davvero la frustrazione



La frustrazione compare ogni volta che c’è distanza tra ciò che vogliamo e ciò che riusciamo a ottenere.

Può emergere quando:


  • un’attività che richiede impegno smette di funzionare come dovrebbe

  • ci percepiamo incapaci, rallentati, non all’altezza

  • compaiono ostacoli inattesi che sembrano troppo grandi

  • sentiamo un blocco interno che ci immobilizza

  • investiamo molto, ma i risultati non arrivano o arrivano troppo lentamente



È un’emozione attiva, carica di energia: si muove, spinge, mette in allerta. Per questo spesso si intreccia con la rabbia.

A differenza della tristezza – che tende a farci chiudere – la frustrazione ci “accende”, ci scuote, ci chiede una risposta.


Se però questa energia non trova una direzione, rischia di schiacciarci e trasformarsi in senso di fallimento.




Perché facciamo così fatica a tollerarla



La difficoltà nel gestire la frustrazione non dipende solo dal fatto che è un’emozione sgradevole. Le radici sono più profonde:



1. La cultura della prestazione



Viviamo immersi in un contesto in cui bisogna essere efficienti, rapidi, performanti.

Mostrare incertezza o fatica sembra un errore da nascondere.

Così la frustrazione, invece di essere vista come un segnale fisiologico, diventa un marchio di “incapacità”.



2. Le esperienze passate



Chi è cresciuto tra giudizi, pressioni o continue aspettative può interpretare ogni ostacolo come una conferma di non valere abbastanza.



3. L’evitamento emotivo



Abbiamo mille modi per non sentire: lavorare troppo, riempire ogni minuto, distrarci compulsivamente.

Ci illudiamo che “non sentire” sia una soluzione, quando in realtà è ciò che ci impedisce di evolvere.



4. La paura dell’impotenza



La frustrazione obbliga a fare i conti con un limite: personale o del contesto.

Per qualcuno questo limite riattiva vecchie ferite, senso di inferiorità o ricordi di svalutazione.


Il risultato? Ci chiudiamo, ci difendiamo, ci irrigidiamo.

E quella energia che dovrebbe farci avanzare diventa apatia, irritabilità, procrastinazione.




Quando la frustrazione si trasforma in blocco



Se rimaniamo intrappolati nella difensiva, la frustrazione perde la sua funzione naturale di “spinta” e si trasforma in:


  • rinuncia

  • passività

  • difficoltà a decidere

  • autosvalutazione

  • impotenza appresa



Ma la frustrazione, di per sé, non è un nemico.

È un indicatore, una segnaletica emotiva. E come ogni segnale può essere compreso e utilizzato.




Come trasformare la frustrazione in un motore di cambiamento



Ecco alcune strategie che aiutano a spostarsi dal blocco all’azione:



1. Dai un nome a ciò che senti



Finché l’emozione resta confusa, la sua intensità cresce.

Quando la identifichi – “Sono frustrato perché…” – prende forma e diventa più gestibile.



2. Cerca il bisogno nascosto



La frustrazione non nasce dal nulla: indica che un bisogno importante non è stato ascoltato.


I più frequenti sono:


  • bisogno di sentirsi riconosciuti

  • bisogno di sentirsi competenti

  • bisogno di maggiore autonomia

  • bisogno di chiarezza

  • bisogno di una direzione



Individuare il bisogno cambia completamente il modo di agire.



Dare una direzione all’energia emotiva



La frustrazione contiene una grande carica interna: può diventare movimento solo quando trova uno spazio concreto in cui esprimersi.

Non servono rivoluzioni improvvise: spesso sono piccoli gesti, ripetuti, che rimettono in moto ciò che era bloccato e riducono l’ansia generata dall’intolleranza verso questa emozione.




Non confondere ciò che provi con chi sei



Un errore comune è interpretare la frustrazione come un giudizio sul proprio valore: “Se mi sento così, allora non sono capace”.

In realtà la frustrazione non parla dell’identità, ma del mismatch tra te e una situazione specifica.

Indica che qualcosa – in quel momento, in quel contesto – non sta più funzionando, e che serve un aggiustamento.




Decidi quale cambiamento ti serve davvero



Ogni frustrazione contiene un’indicazione precisa.

Il cambiamento necessario può riguardare:


  • il modo in cui affronti una situazione

  • le aspettative che ti sei dato

  • il tuo stile di comportamento

  • l’ambiente in cui ti muovi

  • oppure l’obiettivo stesso



Comprendere qual è il cambiamento richiesto permette di passare da spettatore a protagonista del proprio percorso.




La frustrazione è un segnale, non una condanna



Per quanto scomoda, la frustrazione è una delle emozioni più utili che abbiamo.

Ti mostra dove ti trovi, cosa non è più allineato e cosa è pronto a essere rivisto.

Soffocarla non serve: ciò che funziona è ascoltarla, regolarla e trasformarla in azione concreta, anche minima.


 
 
 

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