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Emozioni sportive giovanili ... ma non solo giovanili.

  • Immagine del redattore: Coachtree Andrea Cenni
    Coachtree Andrea Cenni
  • 16 ott 2024
  • Tempo di lettura: 3 min
"Nel gioco della pallavolo, come nella vita, non è la paura di sbagliare che ci protegge, ma il coraggio di agire, imparare e crescere da ogni emozione."

Nel coaching sportivo, mi riferisco ad oggi nel mondo della pallavolo, le emozioni giocano un ruolo fondamentale nelle prestazioni degli atleti. Gestire correttamente le emozioni è la chiave per evitare l'auto-sabotaggio e per trasformare le esperienze emotive in opportunità di crescita.


Rabbia e aggressività. In campo, rabbia e aggressività sono due aspetti che un allenatore deve saper distinguere. La rabbia, se ben gestita, è una forza positiva: può spingere un giocatore a superare i propri limiti, a riflettere su ciò che non funziona nel suo gioco e a migliorarsi. Tuttavia, se trascurata, la rabbia si trasforma in aggressività, con effetti negativi sul gioco e sui rapporti con i compagni. È qui che scatta l'auto-sabotaggio: il focus si sposta dall’autocorrezione alla distruzione, con il rischio di danneggiare la coesione della squadra e le prestazioni individuali.


Tristezza. In una stagione lunga e piena di sfide, è normale che gli atleti sperimentino momenti di tristezza, sia per una sconfitta importante sia per situazioni personali. Il coaching efficace prevede che gli atleti imparino a riconoscere e accettare queste emozioni. La tristezza può essere affrontata come parte del processo di crescita, senza imbarazzo, imparando a esprimerla senza paura. Chi reprime la tristezza rischia di compromettere la propria capacità di recuperare mentalmente, essenziale per tornare più forti nelle partite successive.


Senso di colpa. Il senso di colpa può diventare un peso paralizzante per un atleta, soprattutto se si sente responsabile di un errore decisivo durante una partita. È cruciale che il coach aiuti il giocatore a distinguere il senso di colpa costruttivo, che porta a migliorarsi, da quello distruttivo, che genera insicurezza e auto-sabotaggio. Riflettere sugli errori è importante, ma restare bloccati in essi impedisce la crescita.


Imbarazzo. L'imbarazzo per un errore, come sbagliare un servizio decisivo, può bloccare l'atleta, minando la fiducia in se stesso. Un buon allenatore deve lavorare per trasformare l'imbarazzo in accettazione. Accettare i propri errori e usarli come punti di partenza per migliorare è segno di grande forza mentale. Dall’imbarazzo, se non gestito, può nascere la vergogna, che porta un atleta a sentirsi inadeguato e a sabotare le proprie prestazioni.


Gelosia. Anche nel contesto di una squadra, la gelosia tra compagni può emergere, per esempio quando un giocatore è titolare e un altro no. Invece di permettere che la gelosia diventi distruttiva, bisogna utilizzarla per capire quali aspetti del proprio gioco richiedono miglioramenti. La gelosia può rivelarsi uno strumento potente per riflettere sui propri obiettivi, purché non si trasformi in giudizio verso gli altri.


Rimpianto e risentimento. Nel contesto sportivo, il rimpianto può manifestarsi sotto forma di rammarico per non aver dato il massimo o per una decisione sbagliata durante una partita. Tuttavia, il rimpianto può essere usato come leva motivazionale per lavorare più duramente in futuro. Il risentimento, d'altra parte, può insorgere verso compagni di squadra o allenatori. L'allenatore deve guidare l’atleta a vedere il risentimento come un’occasione per imparare dagli altri, piuttosto che aspettarsi che siano gli altri a cambiare.


Paura cronica. La paura di sbagliare o di non essere all’altezza può diventare una trappola mentale per gli atleti, portandoli a concentrarsi eccessivamente sulle minacce invece che sulle soluzioni. Un buon coaching punta a trasformare la paura in preparazione e consapevolezza. Non è la paura che protegge un giocatore dalle sfide, ma l’azione, l’allenamento e la comprensione delle proprie capacità.


Infine, gli atleti devono capire che non possono controllare tutto, specialmente nel contesto di una partita, dove l’incertezza è parte del gioco. Lavorare sul controllo emotivo aiuta a ridurre il peso della paura e a concentrarsi su ciò che si può effettivamente migliorare. Solo così si può evitare l’auto-sabotaggio e massimizzare le proprie performance in campo.


In questo video un approccio metodologico sulla gestione dell'emotività

(Ristrutturazione cognitiva nello sport)

 
 
 

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