Da gruppo a squadra: la scienza dello stare insieme
- Coachtree Andrea Cenni
- 26 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Voglio iniziare da questo video che è la famosa lettera a Savonarola, e quella di Antonio De Curtis ...subito qui sotto.
Per il semplice fatto che questo mio scrivere su Squadra e Gruppo deriva dal fatto che sono appassionato della ricerca in campo sportivo e assaporo, come ogni appassionato, tutto quello che si trova (libri, video, podcast, articoli, conferenze) apprendendo dai Big . Uno su tutti Vellasco che proprio in questi giorni è in giro per l'Italia e parla proprio di questo.

Umilmente mi inginocchio a questo maestro di sport e riporto, nel contesto, quello che dice la ricerca, ma diverse "perle" fatte di esperienza sul campo, sono uscite dalla sua bocca.
"Non ho mai detto ai miei giocatori o alle mie giocatrici giochiamo di squadra...Faccio giocare di squadra."
Tutto questo per aggiungere che quando si prende una squadra e si fa parte di una squadra possiamo andare incontro a dei momenti che si verificano, e che si verificano spesso, se lasciati a sè, come ad esempio, le conflittualità, i dissapori, le critiche...e potrei continuare.
Nelle mie letture, riportai in questo mio blog una ricerca sul mondo del lavoro che ti invito a leggere: Vai qui! 👉🏻. interactive
Questo testo nasce da qui.
Dal desiderio di mettere insieme ricerca ed esperienza, teoria e campo, neuroscienze e sport, per comprendere cosa distingue un gruppo che “sta insieme”, da una squadra.
Le ricerche sulla leadership distribuita dimostrano che i team più rivoluzionari non dipendono da un solo leader, ma da una responsabilità condivisa.
Non si tratta solo di vincere. Si tratta di costruire un sistema relazionale capace di sostenere la fatica, distribuire la leadership, trasformare l’errore in apprendimento e la pressione in energia condivisa.
Perché una squadra non è la somma dei talenti. È la qualità delle connessioni tra di essi.
Negli ultimi trent’anni la ricerca scientifica ha compiuto un salto enorme nella comprensione di come funzionano i gruppi umani. Neuroscienze sociali, psicologia della performance, studi organizzativi, leadership condivisa, dinamiche di coesione: oggi non parliamo più per intuizioni o slogan motivazionali, ma per evidenze.
Sappiamo che un insieme di persone non è automaticamente una squadra.
Un gruppo condivide uno spazio.
Una squadra condivide una direzione.
Gli studi sulla coesione mostrano che quando gli individui percepiscono un obiettivo comune, si attivano meccanismi neurobiologici legati alla motivazione, alla fiducia e alla cooperazione. La sincronizzazione – mentale, emotiva e persino motoria – riduce il dispendio energetico individuale e aumenta l’efficacia collettiva.
Eppure, nonostante le evidenze, trasformare un gruppo in una squadra resta un’arte. Perché la scienza ci dice cosa funziona, ma non sempre ci insegna come farlo accadere nella realtà quotidiana di uno spogliatoio, di un’azienda, di una classe.




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